Comune di Beverino

Bracelli

Bracelli

 

Proprietà della Chiesa di Luni, rimase sotto la tutela del vescovo che lo infeudò agli Oldoberti di Pontremoli dai quali passò ai Fieschi nel 1245 e, prima di essere venduto a Genova, si sottomise al governo della Repubblica per azione spontanea del comune locale. Sono visibili frammenti sparsi di antichità: la porta di accesso al borgo, i ruderi del castello, la vecchia chiesa di San Maurizio, la parrocchiale odierna costruita all'inizio del VII secolo e l'oratorio di Santa Croce.
Il castello era uno dei più antichi e robusti della Val di Vara, dotato di sistemi difensivi costituiti da sette porte le cui arcate si susseguivano lungo il percorso che conduceva alla sommità del paese; questo fa pensare che vi dovessero essere delle cerchie concentriche di mura. Gli archi delle sette porte, ancora esistenti, sono in buono stato di conservazione e si vedono ancora i fori dei cardini. Sulla sommità del colle, dove sorgeva il castello, v'è un cortile chiuso tutt'intorno da casa di abitazione e nei pressi il notevole dirupo che limita il poggio dalla parte della valle del fiume Vara. La popolazione tradizionalmente applica a questa specie di cittadella il nome di "castello". È invece scomparsa ogni traccia della torre che venne demolita per ordine del Capitano della Spezia.

Della chiesa di San Maurizio sono state demoliti i resti della prima presenza edificata dai nobili Ravaschieri, per motivi di sicurezza; rimangono però visibili alcuni affreschi interni originali. La facciata principale della costruzione si volge a nord, mentre sul lato opposto la costruzioni si affaccia su quello che era un grande giardino con diversi frutteti, ormai abbandonato e adibito ad orto. Da questo lato si poteva accedere, salendo lungo il poggio, nuovamente alla piazzetta centrale del borgo.
Qui, sotto le mura del vecchio castello, si affacciano l'antico Oratorio di Santa Croce, l'edificio della canonica con l'adiacente torre campanaria, ed il fronte del palazzetto della famiglia Roy, recante sopra l'ingre
sso il loro antico stemma. A lato dell'Oratorio, inserito tra lo stesso ed un antico edificio adiacente alla torre campanaria, vi è tuttora, anche se in disuso, la piccola sala che per tanti anni è stata la scuola per tutti i ragazzi dell'ambito parrocchiale.

La cappella detta dell'Oratorio, dedicata al culto di Santa Croce e databile attorno al XIII secolo, reca sull'architrave d'ingresso la data 1727, da attribuire ad un successivo intervento; risulta infatti ben documentata in precedenza l'esistenza e la funzione di tale cappella, che era allo stesso tempo luogo di culto e sala di adunanze dei parrocchiani, chiamati a raccolta con il suono delle campane, per assumere democraticamente le decisioni in tutte le materie concernenti la comunità, ivi compreso la giustizia.
Sono ancora visibili, ed in parte abitate, le alte e robuste case appoggiate alla sommità che saldamente unite una all'altra formano un unico blocco difensivo, a somiglianza di altri paesi della vallata. La dimensione delle strade interne al borgo, l'altezza degli archivolti, la ciottola tura delle vie interne, anche se rovinosamente ricoperta di cemento e di asfalto, come quelle esterne che giungono o si dipartono dal borgo stanno a dimostrare il ruolo importante svolto da questo paese per il controllo dei movimenti delle persone e delle cose provenienti dagli stati confinanti, sia emiliani che toscani, nel transito per la capitale della Repubblica, attraverso l'ultimo tratto di via terrestre prima dell'imbarco sulla costa orientale e viceversa.