Comune di Beverino

Storia della Val di Vara

Le origini di questi antichi liguri risalgono alla preistoria già dal periodo del Quaternario; conducevano una vita dedita all'agricoltura e alla pastorizia. La loro migliore difesa consisteva nel rifugiarsi nelle caverne (CARTA 1) sulle alture circostanti. 
Il contatto con il mondo romano avvenne gradualmente e solo dopo la completa romanizzazione della costa si verificò una penetrazione verso l'interno, soprattutto per proteggere in miglior modo le vie di comunicazione; di particolare importanza fu la strada che il censore Emilio Scauro fece costruire come collegamento tra Luni e Vado. Proprio lungo le strade poterono consolidarsi le forme di quella civiltà ligure - romana che si manifestava nella faticosa vita rurale e nella composizione dei centri per l'amministrazione della giustizia e per la manutenzione delle opere già costruite, che dopo l'avvento dell'era cristiana si trasformeranno nelle primitive Pievi. Le legioni romane dovettero scontrarsi con una forte resistenza ma, molto probabilmente, essendo la zona di scarso interesse strategico, l'occupazione fu limitata alla Media Valle.
I secoli abbastanza pacifici del dominio romano tuttavia non mutarono la vocazione agricola delle popolazioni montane, che infatti continuarono a coltivare le terre della vallata, loro principale risorsa; inoltre il fiume con i suoi affluenti garantiva la fertilità dei terreni. I boschi erano folti ed umidi e pieni di cacciagione. 
Nel periodo che segue la decadenza dell'impero romano, la Liguria non subì particolari mutamenti in occasione della discesa dei barbari in Italia. Con i Longobardi e l'invasione di Rotari inizia un clima di decadenza, aggravato all'espansione araba nel Mediterraneo, per la quale, a causa dei continui saccheggi, si dovette abbandonare la costa e troncare quelle relazioni commerciali che avevano arricchito la civiltà ligure. 
Con il diffondersi della religione cristiana, già dal IV secolo, nella Val di Vara si verificò una suddivisione territoriale in base alle diocesi e alla fondazione di monasteri come quello di San Venanzio a Ceparana o l'Abbazia di San Pietro a Brugnato, intorno ai quali si svilupparono le comunità della valle. In questi secoli si costruirono gran parte dei principali insediamenti umani del comprensorio; in base a necessità militari e difensive (
CARTA 2) sorsero torri e castelli, intorno ai quali si raccolse un agglomerato che si fuse realizzando uno schema planimetrico chiuso e compatto.
 


BEVERINO CASTELLO - LE MURA E LA PORTA D'INGRESSO DEL BORGO
 

Quasi contemporaneamente, a causa delle invasioni saracene, le popolazioni della costa, rientrate nell'interno, si riavvicinarono all'agricoltura, raggruppandosi in comunità la cui espressione architettonico - urbanistica fu strettamente legato al mondo rurale. Di epoca leggermente più tarda furono i centri che si collocarono lungo le principali vie di comunicazione che riacquistavano ora la loro primitiva importanza. 
Già nei primi secoli dopo il mille, l'occupazione umana della valle si presentava con la medesima configurazione riscontrabile ai giorni nostri.
In questo periodo, nel ristretto orizzonte della Val di Vara, si annunciava il potere dei vescovi e il periodo feudale. Dopo la suddivisione della Liguria nelle tre marche (Arduinica ad occidente, Aleramica al centro e Obertenga ad oriente), assistiamo al frazionamento del potere nella parte orientale in feudalità minori. Oltre alle grandi famiglie laiche, come gli Estensi o i Malaspina, si inserirono nel gioco di potere il Vescovo - conte di Luni e l'Abbazia di Brugnato, in contrasto tra loro. Le fortezze vescovili sulla linea di Bracelli, Padivarma, Castiglione, Montedivalli e Calice al Cornoviglio rappresentavano una minaccia perenne all'organismo feudale brugnatese che aveva le sue difese più interne tra Sùvero, Rocchetta Vara, Cornice, Bozzolo, Lago Cassana e Casale. La contesa tra gli abati di Brugnato ed i vescovi di Luni fu in definitiva risolta, anche sul piano politico, dalla bolla del Pontefice Innocenzo II che, nel 1133, trasformò l'Abbazia in vescovado, incorporato nella diocesi di Genova. 
Il decadere della grane feudalità coincide anche con l'espandersi verso il levante degli interessi della Repubblica di Genova, la quale acquistò dai Signori di Vezzano, Portovenere. L'espansione della Repubblica però, oltre alle resistenze locali si scontrò con gli interessi delle famiglie genovesi, le quali si adoperarono per creare domini esclusivamente personali. Unico elemento positivo il costituirsi di un organizzazione associativa genovese che fu detta "Compagna": un'unione di cittadini laici maggiorenni impegnati nella mutua difesa, alla collaborazione dei traffici mercantili, allo studio dei mestieri e delle professioni e alla tutela delle libertà civiche. Essa costituiva l'origine del libero Comune e rappresentava una sorta di patto sociale tra gli esponenti della comunità (vi presiedevano due o più capi riconosciuti col nome di consoli), legati da un giuramento quadriennale nel rispetto dei reciproci interessi politici ed economici. Importanza particolare assunse la famiglia dei Fieschi che nel XIII secolo riuscì, principalmente con acquisti, a formare uno stato territoriale vero e proprio, comprendente quasi tutta la Val di Vara. Con la morte di Federico II, Genova fu in grado di attuare il suo programma in questa parte orientale del territorio; specialmente dopo la sconfitta nel 1276 di Nicolò Fieschi, il quale fu costretto a vendere i numerosi feudi e castelli del suo dominio, abbattendo anche l'accanita resistenza del vescovo di Luni, Enrico da Feucecchio, a cui rimasero le terre alla confluenza con il fiume Magra. L'espansione della Repubblica nelle terre liguri orientali continuò fino al '500, portando alla scomparsa di tutti i territori del vescovo di Luni che entrarono a far parte del dominio genovese; in seguito alla fallita congiura di Gian Luigi Fieschi nel 1547, la Repubblica di Genova riuscì ad estendersi definitivamente su tutta la Val di Vara. L'organizzazione civica si proiettava ai comuni della Valle, con la presenza di un podestà nominato da Genova il quale aveva poteri amministrativi e penali e si valeva della collaborazione di un consiglio di notabili, mentre nelle frazioni fungeva da capo della comunità un console, cui spettava il diritto di partecipare alle riunioni del consiglio. Il governo periferico era così assicurato da una gerarchia nominata dall'alto e tuttavia la larga rappresentanza popolare riusciva a garantire un minimo di organizzazione democratica. Alla Spezia risiedeva un capitano, la cui giurisdizione si allargava alle podesterie circostanti. Durante il dominio di Genova non si attuarono particolari interventi sul territorio. 
Il 1700 si annunciò con altre gravi crisi economiche dovute al persistere di calamità naturali e di avverse condizioni climatiche, con conseguenti danni ai boschi e alle colture; non mancarono inoltre i guai della guerra dei genovesi contro gli austriaci. Nel 1748 il trattato di Acquisgrana metteva fine al conflitto tra le potenze europee e la Repubblica di Genova (
CARTA 3 E CARTA 4 ) assumeva una nuova fisionomia amministrativa. Con l'avvento della rivoluzione francese, i feudi imperiali vengono incorporati nella nuova Repubblica Democratica, fondata sulla libertà, uguaglianza e la rappresentanza nazionale. La Repubblica di Genova divenne Repubblica Ligure e poi tutto il territorio della regione fu compreso nell'Impero francese. Ritrovata la pace con il Congresso di Vienna, il territorio fu annesso al Regno di Sardegna di cui seguirà a sorte nelle vicende che portarono alla formazione del regno d'Italia. Data da segnalare è il 2 settembre 1923, quando l'elezione di La Spezia a provincia si inglobò nei suoi confini geografici la completa Val di Vara, comprese le porzioni territoriali che appartenevano alle provincie di Genova e di Massa Carrara. Infine nei turbinosi anni della seconda guerra mondiale, la Val di Vara fu rifugio di cittadini sfollati da Genova e La Spezia. I bombardieri alleati colpirono i ponti sul Vara per sconvolgere le vie di comunicazione.